Mara Giacon
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Opere dal 1969 al 2015
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Pittura

 

 

Non ho frequentato Accademie, ma lo studio di pittori.

Il mio maestro è stato Domenico Zangrandi, pittore in Verona, con il quale ho approfondito lo studio della figura e nella grafica la tecnica della punta secca.

Inizialmente la mia pittura era figurativa, in seguito mi sono rivolta a nuove forme espressive approfondendo sperimentalmente l’Astrattismo e il Cubismo.

Intorno agli anni 90 questa nuova ricerca si è concretizzata in una forma di pittura-scultura.

Questa nuova tecnica parte da uno schizzo che elaboro e riduco a linee essenziali e quindi disegno sulla tela.

In base al disegno, così ottenuto, incollo sulla tela materiale vario, purchè poco pesante.

Ricoprivo poi il tutto con un’altra tela che una volta preparata è pronta per essere dipinta.

Ottenendo così delle forme che mi permettono di dare più incisività al contenuto dei quadri.

Dal 2006 ho iniziato una nuova sperimentazione sui nuovi mezzi espressivi approdando così al digitale.

Le nuove opere, tratte dai miei schizzi, vengono così elaborate al computer atraverso innumerevoli passaggi.

Quando l'imamgine così ottenuta mi soddisfa la porto su alluminio o altro materiale.

E’ l’Uomo, quale “Luogo” di sentimenti e passioni, con le sue implicazioni e le sue complessità, l’”Oggetto” principe della mia ricerca.

Dalla complessità e profondità del “Soggetto” quale motore e fine dell’indagine, scaturiscono i “modi” e le “maniere” per indicare non solo le componenti problematiche degli stati dell’essere “Uomo” ma sopratutto l’Eccezionalità e il mistero del “Soggetto”.

La sfida stimolante ma immane di cogliere, nel rapporto con la “Realtà”, l’elemento essenziale e Sacrale della Vita, si estrinseca inizialmente con la pittura, ma non contenta ho spinto l’osservazione tattile visiva per afferrare l’Inconoscibile.

Infine non come ultima ma attuale ricerca l’invito all’osservatore a percepire, attraverso la manifestazione dell’opera, la “Luce” del Mistero.

L’invito nasce da una parte dal tentativo “insufficiente” e sofferto di indicare la profondità dell’ineffabile, nell’opera, oltre le forme i colori e le combinazioni, dall’altra oltrepassando i confini della tela: l’illimite.

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