Non ho frequentato Accademie, ma lo studio di pittori.
Il mio maestro è stato Domenico Zangrandi, pittore in Verona, con il quale ho approfondito lo studio della figura e nella grafica la tecnica della punta secca.
Inizialmente la mia pittura era figurativa, in seguito mi sono rivolta a nuove forme espressive approfondendo sperimentalmente l’Astrattismo e il Cubismo.
Intorno agli anni 90 questa nuova ricerca si è concretizzata in una forma di pittura-scultura che continua tutt’oggi.
Questa nuova tecnica parte da uno schizzo che elaboro e riduco a linee essenziali e quindi disegno sulla tela il risultato finale.
A questo punto, in base al disegno così ottenuto, incollo sulla tela materiale vario purchè poco pesante.
Ricopro il tutto con un’altra tela che una volta preparata è pronta per essere dipinta.
Ottengo così delle forme che mi permettono di dare più incisività al contenuto dei quadri.
E’ l’Uomo, quale “Luogo” di sentimenti e passioni, con le sue implicazioni e le sue complessità, l’”Oggetto” principe della mia ricerca.
Dalla complessità e profondità del “Soggetto” quale motore e fine dell’indagine, scaturiscono i “modi” e le “maniere” per indicare non solo le componenti problematiche degli stati dell’essere “Uomo” ma sopratutto l’Eccezionalità e il mistero del “Soggetto”.
La sfida, stimolante ma immane di cogliere, nel rapporto con la “Realtà”, l’elemento essenziale e Sacrale della Vita, si estrinseca inizialmente con la pittura, ma non contenta, ho spinto l’osservazione tattile-visiva per afferrare l’Inconoscibile.
Infine non come ultima ma attuale ricerca, l’invito, all’osservatore, a percepire, attraverso la manifestazione dell’opera, la “Luce” del Mistero.
L’invito nasce da una parte dal tentativo “insufficiente” e sofferto di indicare la profondità dell’ineffabile, nell’opera, oltre le forme i colori e le combinazioni, dall’altra oltrepassando i confini della tela: l’illimite. |